≈ Birds ≈

Pensato, ma non troppo... martedì, 18 agosto 2009 in: memories, musica, giorni particolari, -s-copia e incolla

[Emiliana Torrini - Birds]

Ci vado spesso al porto, quell'ambiente mi rilassa.
Mi piace guardare i pescatori rientrare sulle loro barche colorate.
I loro visi ruvidi segnati dalla salsedine e dal sole.
Mi piace vedergli 'esporre' il pescato, soppesarlo ed appattarsi sul prezzo con il ristoratore accorso in banchina.
Mi piace quando sistemano le reti, il cordame, quando lavano a secchiate la coperta, quando adagiano i remi sul telo cerato e mettono piede a terra.
Li guardavo e mi chiedevo da quanti anni gli vedo fare sempre gli stessi gesti.
Poi mi sono perso ad osservare il volo di un gabbiano.
Oramai se ne vedono sempre meno qui, vai a sapere perché hanno traslocato verso l'entroterra.
Anche a parecchi chilometri dalla costa ne vedi a centinaia, a migliaia.
E' come se improvvisamente si fossero stancati del mare e se ne stessero alla larga dalle onde.
Perchè si sono ridotti a cercare il loro cibo nelle discariche cittadine invece di procurarsi il pesce fresco?
Perchè si sono degradati fino al punto da dovere contendere ai topi dei resti di mangiare putrefatto?
Si sono ridotti volutamente così o è cambiato qualcosa nell'ordine della natura?
Buh, valli a capire.
Di sicuro a me è così che piace immaginarli: in un volo planato ed Emiliana in sottofondo.
[Click]

[Foto di ΞΙΙΞΔ, cioè mia]

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≈ Follemente ≈

Pensato, ma non troppo... lunedì, 10 agosto 2009 in: memories, lei , morale

[Cesare Cremonini - Niente di Più]


Di sicuro qualcuno vi troverà il risvolto psicologico collegandolo a chissà quale causa/effetto, a quali traumatici accadimenti infantili, al sub-inconscio e ad i suoi meandri.
Io penso invece si tratti di idiozia bella e buona.
Sto parlando di me e dell'assurda mania di cercare il limite in tutte le cose.
Mi succede da sempre, da quando ero bambino ed avevo tra le mani qualcosa che mi rendeva felice.
Come l'alfasud gialla.
Me lo ricordo perfettamente quel modellino, ricordo che tutte le volte rimanevo incantato a guardare la vetrina del distributore di benzina, ricordo che non le staccavo gli occhi di dosso nemmeno dopo essere ripartiti, dapprima attraverso il vetro laterale dell'auto, poi man mano che l'auto procedeva, dal lunotto posteriore con le ginocchia sul sedile e le mani poggiate sullo schienale.
La vedevo rimpicciolirsi fino a diventare un indistinguibile puntino giallo, poi ritornavo a sedermi fronte marcia.
Ricordo il giorno in cui nonno entrò a casa e posò sul tavolo quella scatola quadrata e semitrasparente.
Ricordo i miei movimenti lenti, quasi ipnotici, la mano sullo spigolo superiore sinistro, la leggera pressione per far ruotare la scatola, la testa inclinata fino ad appoggiarsi al braccio posato sul tavolo.
Non ci potevo credere, era mia.
Aprii la scatola lateralmente evitando di strapparla, rimossi delicatamente la protezione in polistirolo, estrassi la macchina insieme alla base in plastica nera e la passai a nonno per permettergli di svitare il fermo che li teneva uniti.
-Tieni, non la rompere- mi disse
-No- risposi sicuro

Presi la mia alfasud gialla tenendola davanti e dietro
, da sotto con entrambe le mani, ed andai a sedermi sul divano.
-E se davvero si rompe?- pensai.
La poggiai sulle gambe e ne aprii lo sportello, lo chiusi e lo riaprii tastandone la resistenza facendo pressione sulla sua estremità.
Lo feci una, due, tre, quattro volte, imprimendo una forza sempre maggiore per capire quanto avrei potuto osare,  fino a che -"stunk"- lo sportello si scardinò.
Tutto questo dopo più o meno trenta secondi.
Stessa cosa feci nel tempo con il cofano della 500 rossa, con lo sterzo della moto da cross, con il cannone del carro
armato verde, con il timone di coda dello spitfire mimetico, col braccio di big jim subacqueo.
Adesso succede praticamente lo stesso con i rapporti interpersonali.
Il fatto è che non so essere riconoscente quando gli altri si occupano di me.
Le attenzioni che ricevo mi piacciono, ma ho sempre paura che finisca per diventarne dipendente.
E allora, anche in questi, finisco ad osare e giocare con il limite.
Quel punto sottile spingendomi oltre il quale faccio a pezzi le cose.
Un idiota, sì un idiota.
Non si spiega altrimenti.



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≈ Navigando ≈

Pensato, ma non troppo... giovedì, 11 giugno 2009 in: memories, semiserio, provoc-azioni

[Edoardo Bennato - L'isola che non c'è]

Io sono un 'animale', nel senso che alle mie cose do un valore che va al di là di quello estrinseco.
Infatti le mie cose spesse volte hanno un anima, e come tali riescono pure a farsi i 'cazzi' propri.
Si può dire 'propri' in un blog no?! Beh dopo aver appena detto estrinseco credo di sì.
Io sono pure un tipo nervosetto di natura, immaginatevi un attimo quello che riesco a dare quando sono alla guida.
Il traffico e le code mi innervosiscono oltremodo. Incrociare automobilisti indisciplinati o giuovinotti alla guida di motoveicoli zigzaganti, mi innervosisce oltremodo. Non avere una meta precisa, mi innervosisce oltremodo. Non conoscere la strada e vagare a zonzo per buona parte della rete viaria cittadina mi innervosisce oltremodo. Guidare ad organo genitale di cane ©, mi innervosisce oltremodo. Un/a compagno/a di viaggio che risponde a monosillabi alle richieste d'informazioni stradali perché non ha un cavolo di idea di dove stiamo andando, mi innervosisce oltremodo.
Sommando tutti questi nervosismi, è facile immaginare di come potrei  muovermi senza usare alcun tipo di carburante ma sfruttando unicamente l'energia prodotta dal giramento di coglioni.
Tutto questo per parlare di quando acquistai uno di quegli aggeggetti tecnologici satellitari, aggeggio che da ora in poi chiameremo CippaLippaGò per non fare pubblicità gratuita. (Minchiate, volevo dire per non essere citato in giudizio dalla casa produttrice dopo averne leso l'immagine)
Il giorno del collaudo decido di andare a trovare un negozio in un paese poco vicino al mio. Appena in auto lo accendo e comincio a familiarizzare con la dolce voce guida, nel frattempo attacco la ventosa/staffa/supporto al vetro. Vorrei cambiarlo leggermente di posizione ma la ventosa sembra essersi fusa con il parabrezza e non si stacca nemmeno forzandola. Poco male va bene anche li dov'è adesso in effetti.
Alla prima sterzata il CippaLippaGò si stacca e casca per terra. Mi aspettavo di sentire la dolce vocina bestemmiare, invece non ha detto nulla, lo riattacco, stavolta come volevo, e proseguo.
Ad un certo punto della strada voleva assolutamente che girassi a destra, solo che a destra c'era un campo.
"Di qua si farei effettivamente prima" dico tra me me, ma mi sorge il dubbio che questo CippaLippaGò fosse un modello destinato ai trattori.
Continuo dritto ma la dolce vocina non demorde e comincia a litaniare: tornare indietro appena possibile, tornare indietro appena possibile...
"Non è possibile tornare indietro, e poi io so che dove devo andare è da quella parte."
Fiducioso nella tecnologia decido di dar comunque retta alla vocina quando questa annuncia un percorso alternativo.
"E adesso come mai sta facendo questo strano beep intermittente? Mannaggia a me, certo, sta segnalando la presenza di un pericoloso autovelox! Dov'è? Dov'è?" 
Rallento e mi guardo intorno con fare circospetto, probabilmente quelle carogne della Stradale lo devono aver travestito da Eucalyptus, dato che è l'unica cosa visibile lungo la strada per chilometri.
Gli passo davanti lentissimo, sotto gli occhi perplessi di Lady Provinciale che all'ombra di quell'albero svolge la sua losca attività. Falso allarme.
A quel punto il CippaLippaGò comincia a delirare:Tenersi sulla sinistra, poi svoltare a destra e poi di nuovo a destra...
"Ma dove? Come? Perchè? Sono su una rotatoria, non ha senso."
Tenersi sulla sinistra, poi svoltare a destra e poi di nuovo a destra...
"Ma come faccio a tenermi a sinistra, se poi devo girare a destra e poi di nuovo a destra? Ci sono macchine che sfrecciano da tutte le parti, rischio di schiantarmi"
Tenersi sulla sinistra, poi svoltare a destra e poi di nuovo a destra...
Dopo cinque giri senza uscirne fuori pensavo di dovere pagare il biglietto della giostra, dopo otto valutavo l'ipotesi di dover prendere residenza li, a dieci: "Fanculo", svolto bruscamente e mi ritrovo nella corsia giusta, in una fila, dopo aver evitato per miracolo un tamponamento a catena ed essermi guadagnato la stima -si fa per dire- degli automobilisti quasi coinvolti.
Dopo un centinaio di metri, dolce vocina, annuncia che siamo arrivati a destinazione.
"Ma manco per sogno, cara, siamo davanti ad un bar piuttosto malfrequentato, a giudicare dalle facce, io cercavo tutt'altro"
Qualcosa non va, riprovo a digitare l'indirizzo nel CippaLippaGò, magari ho sbagliato il numero civico.
CippaLippaGò, l'eclettico, mi illude facendomi fare il giro del quartiere riportandomi davanti al solito bar ed alle solite facce da ubriaconi. Mi verrebbe pure voglia di un caffè, se non fosse che sono già piuttosto nervosetto.
Chiedo timidamente e viene fuori, tra un rutto ed un conato, che l'indirizzo è esatto, ma siccome hanno chiuso la strada per lavori e dolce vocina  non è aggiornata, per arrivare all'agognato posto dovrei passare attraverso il bar, evitare volando un paio di palazzi ed una piazza ed atterrargli proprio di fianco.
Se avessi la Delorean di Ritorno al Futuro ce la potrei pure fare, con una Twingo, decisamente no.

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« Eruzioni »

Pensato, ma non troppo... venerdì, 05 giugno 2009 in: memories, semiserio, distr-azioni

[Mina feat. Beppe Grillo - Dottore]
 
Quando la mia autostima si abbassa copiosamente per vari motivi che non sto qui ad enunciare, ho bisogno di qualcosa che mi tiri un po' su.
Io ho trovato una medicina naturale che ha un forte impatto a livello gastro-intestinale, ma che cura l'animo in maniera egregia ed ovviamente impareggiabile: mangio.
Ora vi chiedo: Si può morire per eccesso di anguria nell'organismo?
Secondo me sì.
Ieri sera ho mangiato una quantità indecente di anguria (attorno ai due/tre chili) ed ora ho come la sensazione di non avere fatto una cosa tanto sana.
Non so se rendo, tipo che credo di stare per morire di cocomerite acuta.
Ogni tanto ho delle fitte lancinanti all'addome, penso siano i semini ad essersi aggregati, in assemblea non autorizzata, nel mio intestino tenue per fare la hòla ad intervalli regolari.
Subito a seguire avverto dei brividi convulsi, la pelle assume un aspetto spugnoso e mi sembra di scorgere delle strane striature blu/verdastre.
Spero di smaltire qualcosa per via liquida nella prossima mezz'ora, altrimenti rischio davvero di crepare scocomerato.
'Farovvi' sapere.
Intanto sta cosa dell'anguria mi ha fatto pensare -datti pace xLaLù- a quella volta alla festa di una mia amica, amica che chiameremo Rossella se non altro perché è il suo vero nome.
Dunque era estate, festa di compleanno in una casa a mare, io ed i miei amici arriviamo allupati dalla fame ed anche da un'astinenza indecorosamente protratta da gentil sesso.
Saltando i convenevoli e con la delicatezza di una truppa d'assalto ci fiondammo sul tavolo della cibaria, preparata dalle abili manine della Sig.ra MammadiRossella, che per quanto abili avevano ampiamente ecceduto nella salatura delle stesse.
Oh, la fame era fame e siccome la CocaCola non mancava non ci fecimo poi tanto caso e svuotammo il tavolo in tempo record.
La Sig.ra MammadiRossella mi prese da subito a simpatia e mi tenne accanto a se per gran parte della serata mettendo a dura prova contemporaneamente: il mio apparato uditivo, quello digestivo ed, ahimè indirettamente, anche quello riproduttivo.
Diventai in breve il suo assistente il che aveva i suoi indubbi vantaggi, infatti potendo mettere le mani in anteprima sui vassoi del cibo usufruivo di libero accesso alle porzioni ad angolo della pizza fatta in casa ed a quelle dalla parte del centro dell'anguria fresca.
Quando però a trequarti di serata mi accorsi che, non potendo essersi ristretti così repentinamente i pantaloni, ero aumentato di una taglia decisi di mollare Sig.ra MammadiRossella e ricompormi con i miei amici.
Ora, è scientificamente provato che la contemporanea somministrazione di pizza fatta in casa, coca cola e anguria, stimola l'organismo ad una produzione smodata di gas intestinali.
Praticamente mi sentivo come una bottiglia di Coca con una Mentos dentro e della cosa stavo informando i miei amici senza tanti giri di parole: 
"Oh, sto morendo, non lo tengo più, devo assolutamente rutt... "
Ecco, i tre puntini di sospensione stanno a rappresentare il contemporaneo, ed improvviso, arrivo della Sig.ra MammadiRossella che fa:
"Ragazzi, volete ancora un po' di anguria?"
Ed io, provando a ricacciare tutto dentro:
 
"No Signora, gr.rrrRROOOAAAARRRrrr*.zie"
Del resto della serata sono vaghi e confusi i ricordi.


(* suono onomatopeico di un erutto di magnitudo 2,5 della scala Richter)
 
Sottoscritto da helados alle 09:25 |commenti (18)

≈ Rievoc_Azioni ≈

Pensato, ma non troppo... mercoledì, 03 giugno 2009 in: memories, semiserio

[Mina - Fuliggine]

Ma li ricordate tutti i cartoni animati scemi di una volta?
Riguardandoli con gli occhi di adesso ci si accorge che un minimo di storia sotto tutte queste vicende c'era eccome, solo che ai tempi, i nostri infanti cervelli non erano così in grado di coglierne le sfumature.
E allora cos'era che ci faceva rimanere così incollati davanti ai catodici schermi?
Ripensate un attimo a Goldrake.
Ecco Goldrake è un tipico esempio di cartone animato scemo.
Soffermatevi un momento con attenzione alle battaglie tra i robot.
Adesso vi chiedo: come mai un robot che ha un'arma invincibile come le lame rotanti o i magli perforanti debba prima usare tutte quelle che non hanno nessun effetto, se non quello fare incazzare abbestia il nemico rischiando nel frattempo di farsi dallo stesso incenerire, e quella 'supercatzuta' soltanto alla fine?
Ma non potrebbe usare da subito quella invincibile e ciao?
E poi, ricordate il dolce Remì, bambino anglo/francese sfigato,le cui avventure strappalacrime ci hanno fatto stare male per l'intera infanzia, pervadendo le nostre piccole esistenze di un senso di angoscia metafisica che ci ha accompagnati fino ad oggi ?
Ecco,
Remì non era sfigato, no. Remì era la sfiga fatta persona.
Roba da incollarsi con l'attak le mani alle palle in via precauzionale.
Ci pensate no? Chiunque, umano o animale, orbitasse dalle sue parti o schiattava o cadeva in disgrazia.
Figlio mio, e che è ?? Ma un viaggetto a Lourdes o il cammino di Santiago no ?!
Che poi, riflettendoci, non è che Cenerentola a sfiga fosse messa tanto meglio.
E ditemi, come faceva Heidi a dormire nella soffitta su del fieno coperta solamente da un misero lenzuolino, con una camicina semilercia e con una finestra senza infissi in quel gelido chalet sulle Alpi svizzere?
Capisco che sia una situazione romantica, la soffitta con la finestrina tonda vistamonti e tutto il resto, ma vi pare normale che il Nonno se ne stia tranquillo a ronfare di sotto, col camino acceso, e questa povera disgraziata sia perennemente sottoposta ai capricci della natura?
Io, al posto suo, avrei avuto come minimo i reumatismi, una cronica infiammazione al nervo sciatico, i pidocchi, la scabbia ed anche un po' di giramento di coglioni tanto per gradire.
Lei no, continuava a svegliarsi straboccante di buonumore e allegria, smaniosa di correre nei prati assieme a cani, mucche e caprette.
Che poi, detto tra noi, a me le capre non hanno mai fatto ciao.
Al massimo un 'beeehhhhhh' a millemila decibel, una scrollatina di testa con scampanata, ma ciao proprio no.
Insomma, dai, son carine e son simpatiche, però ciao non lo fanno.
E di Holly & Benji ne vogliamo parlare?
Di quei contropiede che duravano tre puntate e 12.794(dodicimilasettecentonovantaquattro) km ?
Dei lanci del portiere che sfioravano la stratosfera?
Delle traiettorie improbabili di certi tiri che manco il BluTornado di Gardaland ?
E di quel numero infinito di anonimi giocatori, a volte anche a due/tre in contemporanea, che entravano in scivolata, tutti regolarmente saltati tra l'altro, contro Holly ogni volta che questi correva palla al piede ?
E della dentatura tra il castoro ed il tricheco dei gemelli Derrick?
E di Julian Ross, il calciatore con un budino al posto del cuore, malformazione che potenzialmente doveva farlo schiattare già al riscaldamento?
Ecco questo è stato più o meno il livello di ciò che ci ha intrattenuti durante la nostra adolescenza.
Poi si cresce ovviamente, i tempi cambiano, mutano i gusti, si trasformano le esigenze.
Ed alla mia età si finisce pure con l'avere un blog.
Un blog appunto.
Ad ogni modo lo confesso, ciò che più di tutto di quei cartoni ha condizionato la mia esistenza sino ai giorni d'oggi è stata la figura di Fujiko/Margot in Lupin III



Anche se sinceramente non riesco ancora a comprenderne i motivi.Giuro.
"Non sarà mica per lo sguardo?"
Sottoscritto da helados alle 18:28 |commenti (14)

¤ In_Fr(a)_azioni ¤

Pensato, ma non troppo... lunedì, 25 maggio 2009 in: memories, morale, provoc-azioni

"Se da bambino mi fossi scritto una storia,
la storia più bella che mi potessi immaginare,
l'avrei scritta come effettivamente mi sta accadendo."

Paolo Maldini


[Francesco De Gregori - La Leva Calcistica della classe'68]

Da piccolo, come la maggior parte di tutti noi piccoli di quei tempi, avevo un sogno: Diventare un calciatore.
Allora diventare calciatori voleva dire giocare da professionista, in una vera squadra, in un vero stadio, tra veri tifosi.
Nessun riferimento a contratti multimilionari, belle macchine, belle donne, bella vita.
Il massimo dell’ambizione e del lusso sarebbe stata una figurina sull'album Panini.
I primi calci cominciai a tirarli nel cortile a casa dei miei nonni.
Una striscia in mattoni di 2 metri per 20, un campo di bocce in pratica, delimitata da un lato da una cancellata, dall'altro dalla facciata delle abitazioni, le squadre erano promiscue e composte al momento tra cugini.
Crescendo ci trasferimmo di casa e di quartiere, con i nuovi amici giocavamo per strada, e quando dico per strada non lo dico così tanto per dire, giocavamo proprio in una strada infatti.
Le linee laterali erano costituite dai marciapiedi mentre quelle di fondocampo erano in corrispondenza con i margini di altre due strade che la incrociavano ortogonalmente; le porte, misurate a passi, delimitate da due grosse pietre, il fondo in asfalto ovviamente.
Al passaggio di una macchina si ci bloccava tutti nelle posizioni in cui eravamo, successivamente si riprendeva la sfida esattamente da dove la si era fermata al grido di "si gioca".
Anche qui le squadre si formavano al momento, secondo un tacito accordo erano i due più bravi a scegliere un giocatore a testa fino alla fine degli stessi.
Più eri bravo, prima venivi scelto; io ero un’ultima scelta, penultima se c’era Luca, uno dei pochi esempi viventi a supporto delle teorie di Sir Charles Robert Darwin.
Ai tempi esistevano tre tipi di pallone, il Super Tele, il più economico ma anche il meno adatto al gioco, la sua leggerezza ed elasticità infatti rendevano impossibile impostarne la traiettoria, risultante imprevedibile e contro ogni regola, conosciuta, della fisica.
Il secondo era il Super Santos, ottimo compromesso qualità/prezzo, più pesante e meno elastico rispetto al Super Tele ma pur sempre un pallone di media fattura.
Il terzo, e più ambito, era il San Siro successivamente divenuto Tango.
Il San Siro/Tango era ciò che in gomma più si avvicinava agli originali palloni in cuoio; a chi metteva a disposizione, per giocare, un SanSiro/Tango veniva universalmente riconosciuto il privilegio di salire anche di una/due chiamate nella scelta iniziale.
Da quel momento la mia paghetta settimanale fu destinata all’acquisto del suddetto, contestualmente smisi di andare a prendere Luca fin sotto casa. –una 'carogna', lo so!-
Oh, diciamocelo chiaramente, non sono mai stato un bravo giocatore almeno nella tecnica pura, ma il fatto di non aver mai lesinato impegno e grinta ha fatto sì che ancora oggi possa dilettarmi settimanalmente in un paio di partite.
Certo adesso ricopro il ruolo -raro- di portiere ed il massimo dei riconoscimenti è quando a fine gara ricevo una pacca sulla spalla o qualcuno della partita successiva mi chiede di unirmi a loro offrendosi di pagare la mia quota campo.
Però, senza eccessivi sacrifici di memoria, ho ancora a mente la gran parte delle partite giocate, la quasi totalità dei goal segnati, tutti i complimenti ricevuti.
Come quell’estate che, alla fine della seconda partita consecutiva giocata in spiaggia, Manuela, ragazza Romana del cui nome non sono certo ma della quale ricordo perfettamente le posteriori rotondità, mi disse entusiasta: “Ah Luì… hai giocato a ‘la grande!” (Un paio d’ore dopo svenni, per la fatica, collassando. n.d.b.)
Questo perché ancora oggi il calcio per me è come quel sogno da piccolo.
Quel sogno in cui avrei giocato in una vera squadra, in un vero stadio, tra veri tifosi.
Quello stesso sogno deve averlo avuto, a quei tempi, anche Paolo Maldini.
Quello stesso sogno per lui si è poi realizzato in: 7 scudetti, 5 SuperCoppa Italiana, 1 coppa Italia, 5 Champions League, 5 SuperCoppa Europea, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Coppa del mondo per Club, tutto in 901+1 partite giocate esclusivamente nel Milan.
Quello stesso -mio- sogno è stato ieri infranto -ed infangato- dai, pochi ma onnipresenti, soliti idioti. (Vergognatevi Merde!)

[Grazie Capitano.
Scusa Paolo.]
Sottoscritto da helados alle 13:58 |commenti (29)

≈ Nouvelle Fetor ≈

Pensato, ma non troppo... lunedì, 04 maggio 2009 in: memories, musica, semiserio, categorizzando, provoc-azioni

[Nouvelle Vague - Let me go]

Premetto che in genere non amo i preconcetti ed luoghi comuni specialmente se usati con modi un po' razzisti e petulanti.

Ciò non significa che non ne abbia del tutto ma che magari mi trattenga dal fare delle conclusioni immediate se non ne abbia prima prova certa.
Nello specifico se in un centro culturale vedo a distanza un tizio, "barba incolta, capello moscio, giacca su t-shirt sdrucida, pantalone lercio, scarpa consunta, reflex appesa al collo", potrei farmi sì un'idea olfattiva dello stesso ma non la darei mai per certa, anzi sarei ben felice di essere, anche se solo nel pensiero, smentito.
Ma procediamo per gradi.
L'altra sera io ed una mia cara amica, che chiameremo 'Pigna' per tacerne la vera identità e tutelarne la reputazione, ci siamo ritrovati per andare ad assistere al concerto dei Nouvelle Vague.
Adesso che ci penso 'Pigna' non è un nomignolo del tutto avventato, vista la sua coriacea riluttanza ad un paio di miei, molto velati in realtà, tentativi di avanches o forse più semplicemente sono io ad essere arruginito nonchè poco appetibile sotto certi aspetti.
Mi rendo conto che molto dipenda anche dal mio modo di comunicare, dovrei trovare una via di mezzo tra quello che penso e quello che alla fine dico visto che le due cose stanno pressapoco agli antipodi.
Tipo che alla visione di 'Pigna' vestita di tutto punto l'unica cosa che ebbi modo di asserire, tra l'altro dopo che senza mezzi termini, espressamente, ella me lo chiese, fu "Stai bene!"
Quando invece pensai: "La tua bellezza esteriore si vede, ma il fatto che si veda credo lo si debba alla tua personalità che ti fa bella in primo luogo dentro e questa riesce poi a trasmettere la sua bellezza
fino a farti apparire cosi' bella, appunto, anche esteriormente"
In tutta onestà non pensai nemmeno questo, pensai "Minchia", nell'accezione con tre punti esclamativi, ma il significato era assolutamente identico -ove si scambi "personalità" con "tette" naturalmente-.
Scusate, ho divagato.
Dicevo, arrivati ai Mercati Generali, luogo in aperta campagna catalogato con la formula del Centro Culturale, ma di fatto un normale locale/discoteca, ci accorgiamo di essere, pur puntuali rispetto all'orario d'inizio, l'unica macchina nel parcheggio.
Dopo il tempo di un rapido giro e di una tappa separata ai bagni del locale, decidiamo di prendere qualcosa da bere e di sederci, data anche la bella serata, nei tavoli all'aperto.
Anche qui piuttosto che sottolineare l'avvenenza della mia amica mi lasciai andare in stucchevoli considerazioni sul silenzio ed i profumi della campagna, il che non aumentò certamente le possibilità di un'ipotetica unione a sfondo erotico tra me e lei.
Ipotesi quasi annullata, per ovvie ragioni di privacy, non appena il tizio descritto inizialmente, decise, tra i circa trenta tavoli liberi e le innumerevoli sedute, libere anch'esse, di prendere posto proprio accanto a noi.
Quando poi alla mia sobria affermazione "Ma sto' stronzo proprio qui doveva sedersi", 'Pigna', in uno slancio di riconosciuta umanità, rispose "Ma dai, poverino! Non vedi che è tutto solo?", abbandonai totalmente e senza alcun indugio i miei loschi propositi.
Dopo un po', con l'aria allegra e festosa di chi partecipa ad un funerale e nel frattempo che il continuo flusso in entrata della gente giustificava il sold-out annunciato, ci spostammo all'interno del locale e precisamente nella minuscola(quaranta posti al massimo) tribunetta fronte palco.
Li, avendo intuito le intenzioni
dello stronzo di cui prima e per evitare contatto diretto con lo stesso, per il quale nutrivo oramai palese antipatia, mi spostai all'estrema destra della struttura.
Lo stesso non fece 'Pigna' anzi, come a voler dimostrare doti da spettatrice consumata, mi esortò a raggiungerla invece a sinistra, usando la scusa di una visuale migliore come giustificazione.

Ora forse i più attenti avranno notato il mancato uso, in questo secondo caso, dell'aggettivo "estrema", questo perché la nostra 'Pigna' commise il tragico errore -che fu tragico se ne accorse subito dopo- di lasciare uno spazio vacante al suo fianco.
Proprio in quel punto andò a collocarsi comodamente lo Stronzo.
Anche in questo caso, a giudicare dalla
di lei reazione , "Stronzo" non sembrò un appellativo usurpato.
Voltandosi verso di me e dopo avere osservato la di lui seduta esclamò
infatti "Matri cchi fetu !!"
Ciò a volere evidenziare il forte odore corporale emanato dal tizio, segno di un rivoluzionario disprezzo verso l'abitudine borghese delle docce troppo frequenti.
Successivamente mi chiese
"Ma tu lo senti?" ed io dopo aver appurato, come un perfetto sommelier, che il tizio emanava un aroma, in ordine sparso, di: formaggio stantìo, cammello sudato, cavolo andato a male, piscio di capra, mortadella rancida, cane bagnato, sentenziai: "No!"  [Piccola Vendetta Trasversale]
Sottoscritto da helados alle 21:04 |commenti (13)

≈ Bi_Sogni ≈

Pensato, ma non troppo... martedì, 09 dicembre 2008 in: memories, lei , morale

Capita anche a voi, ne sono certo, di rimanere incantati, per un breve ma indefinito lasso di tempo, a fissare il niente persi in un pensiero, un ricordo, una ricostruzione immaginaria di un desiderio, un quelcheminchiavipare insomma.
E' come se qualcuno mettesse in pausa tutto il corpo all'infuori del cervello -che forse in pausa c'è già di suo inconsapevolmente- per poi farlo partire con un successivo impulso.
Ecco, oggi è già la quarta volta che mi succede.
La prima appena alzato, o meglio proprio mentre sto alzandomi dal letto. In quella serie di gesti automatici, istintivi. Braccio che scansa il piumone piegandolo a 45° sul letto, piedi a terra a centrare le ciabatte, la mano che prende il cellulare in carica sul comodino per controllare l'ora e quindi una variante che innesca la prima pausa. Un(il) libro.
Dopo un po' la seconda. Seduto a sorseggiare il caffèlatte una domanda interrompe il brusio cacofonico del notiziario alla tv - Cos'hai fatto ieri ? -. Questa volta la pausa è un veloce rewind mentale delle ultime 24 ore. Il punto su cui mi fisso sta a metà strada tra la marmellata e le Macine. Play. - Sono stato bene. -
La terza in bagno. Resto incantato, con lo spazzolino in mano e l'acqua che scorre lenta, mentre mi rifletto nello specchio. Nell'immagine che ricevo manca 'qualcosa', ed io so 'chi'.
La quarta poco fa, guardando tra i commenti il palloncino dell'avatar di papere. Un palloncino. Sì un palloncino. Un palloncino che cerchi di non perdere tenendolo stretto con tutta la forza che hai ma consapevole del fatto che è legato ad un filo troppo sottile. Troppo.

Quattro volte... e non sono ancora le 9.00


"But you'll be on my mind Forever"
Sottoscritto da helados alle 08:53 |commenti (25)