≈ Lunga_Mente ≈

Pensato, ma non troppo... lunedì, 28 settembre 2009 in: musica, lei , semiserio
Dicono io sia -a volte- troppo lungo nella stesura di un post.
Probabilmente è vero, quindi per questo di adesso, che descrive il mio weekend, si fa in questa maniera: salto una lunga introduzione in cui descrivo diverse situazioni capitate venerdì; il viavai meccanico/autoricambi per quel pezzo mai giusto, le corse ad evitare i temporali per arrivare puntuale per poi puntualmente aspettarla ed arrivare in ritardo, la sera-notta-ta al multisala per vederli entrambi, la cena frugale e la scorta al pianerottolo.
La salto, perché altrimenti divento troppo lungo
Immaginatevela.
Tralascio pure una parte in cui descrivo altre situazioni capitate sabato.
La mattina passata a turisteggiare al centro di Catania; le foto scattate ai passanti da seduto sotto "'o liotro"; l'andata e ritorno veloce e
'ci vediamo da te alle 17'; i timori, poi svaniti, di pioggia; il concerto in prima fila e la stretta di mano a Vinicio; il 'vadoacasaperchénonpassi'.
La tralascio altrimenti, dilungandomi, potrei annoiarvi.
Immaginatevi pure questa.
Stessa cosa fate per la descrizione di domenica, anche perché domenica non c'è stata, "ma te l'avevo detto".
Ecco, dopo che le avete immaginate, ci sarebbe pure la domanda finale.
Domanda alla quale voi non potete rispondere perché io mi guarderò bene dal scriverla.
Ovviamente.

Vi regalo questa però, perché c'ero.


[...amareècrudele...amareècrudele...]
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≈ Pensandoci ≈

Pensato, ma non troppo... venerdì, 11 settembre 2009 in: lei , giorni particolari


[Rachael Yamagata - Horizon]

[Non dormo, e 'ci' penso]
Ti ho detto, anzi no, non ti ho detto che non capivo.
Che non riuscivo a comprendere questo risentimento mascherato da compassione.
Se lo avessi saputo o se lo avessi soltanto immaginato, non ti avrei detto quanto male mi faceva.
Non te l'ho detto perché in fondo non mi ascolti più.
Non ci sono più parole, non ci sono più argomenti.
Eppure avrei potuto dirti di tutti quei momenti che mi hanno reso felice.
Come allungare un braccio la notte per sfiorarti il fianco o le risate sulla spiaggia di EsseElle.
Come le patatine -un po' stantìe a dire il vero- offerte ai due turisti francofoni in Corso Umberto ed i 'cambio passo' al lungomare di Essechenti o ancora le colazioni interculturali al b&b di TiEffe.
Certo che ne abbiamo fatte di cose, eh?
Compreso il tempo perso a litigare, a credere di doverci dire tutto, di dover spiegare razionalmente ogni cosa.
Ed alla fatica della lite seguiva quella della discussione, del ragionamento, del calcolo quasi matematico dei torti e delle ragioni.
Un piccolo tribunale improvvisato nel quale ci processavamo a vicenda, condannandoci poi -questo sì- a restare insieme.
Sì perché poi ci piaceva fare pace.
Sciogliere in un abbraccio quel groppo di rancore fermo a metà strada tra lo stomaco ed il plesso solare -plesso solare fa un po' ridere, lo so, ma era da un sacco che volevo scriverlo-
Lasciare libero sfogo alle lacrime, prima trattenute dalla rabbia, e stringerci in un abbraccio fino a quasi farci male.
Una piccola rivincita sulla cattiveria delle nostre reazioni.
Fino a quando: niente più spiegazioni, niente più parole pesate, niente torto e ragione, né accusa e difesa.
A un bivio, ecco dove alla fine siamo arrivati.
La possibilità di continuare insieme sulla nostra strada senza più ragioni logiche o quella di dividerci con l'ottima scusa dell'incomprensione, dell'incapacità di dare una spiegazione a questo scagliarsi l'uno contro l'altra.
E lì, da qualche parte lungo quella strada, ti ho vista sulla linea dell'orizzonte... e ti ho persa.

On a Clear Day

Non te l'ho detto, ma proprio allora ho capito che: "mh mh_mh"
.
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≈ InconsciaMente ≈

Pensato, ma non troppo... mercoledì, 09 settembre 2009 in: lei , morale, provoc-azioni


[Carmen Consoli - Anello Mancante]

Siete mai stati travolti da un treno in corsa?
Beh, nemmeno io in effetti.
Però ho conosciuto lei e adesso ne subisco qualche conseguenza.
Ma non è di questo che volevo parlare.
Infatti credo proprio che nel mio rapporto con questo blog ci sia qualcosa che non funziona tanto a dovere.
Più che altro, oggi mi sono reso conto che non mi è ancora entrato nel cervello il concetto che le cose che io scrivo qui, appuntandole come in un moleskine, magari poi vengono lette da qualcuno.
E che, poi, questo qualcuno potrebbe commettere l'errore di prenderle sul serio, e, magari, pensarci sopra un attimo troppo sprecando il suo tempo ad interrogarsi sul loro significato e le loro implicazioni.
Insomma, oggi mi sono detto che bisognerebbe pensarci sopra un attimo prima di scrivere certe cose.
Perché scrivere non è affatto come parlare, -per quanto io sia biologicamente inadatto anche alle conversazioni. Parlare è proprio una cosa che non imparerò mai a fare decentemente- scrivere è un casino di compromessi e interpretazioni e ipotesi.
Scrivere è fissare le cose in un modo che non è mai quello giusto.
E va a finire che questo qualcuno creda a tutto questo casino di compromessi e insoddisfazioni, mentre non ne vale proprio la pena.
Dovrei stare un po' più attento alle persone, agli amichi soprattutto.
E, prima di dire cose, accertarmi che il cervello sia connesso ed in buono stato neurovegetativo.
Questo non vuol dire censurarmi, vuol dire solo rendermi conto che al mondo, oltre a me, c'è pure altra gente che certe cose -magari- proprio non se le meriterebbe.

Buongiorno a tutti voi che ogni tanto finite da queste parti.
Abbiate pazienza se potete, prima o poi -mi- passa.
Sicuro!

Sottoscritto da helados alle 09:09 |commenti (15)

≈ CVD ≈

Pensato, ma non troppo... martedì, 08 settembre 2009 in: lei



[Mina - Torno Venerdì]

Occorre pure che scriva il post?

Sottoscritto da helados alle 09:10 |

≈ Follemente ≈

Pensato, ma non troppo... lunedì, 10 agosto 2009 in: memories, lei , morale

[Cesare Cremonini - Niente di Più]


Di sicuro qualcuno vi troverà il risvolto psicologico collegandolo a chissà quale causa/effetto, a quali traumatici accadimenti infantili, al sub-inconscio e ad i suoi meandri.
Io penso invece si tratti di idiozia bella e buona.
Sto parlando di me e dell'assurda mania di cercare il limite in tutte le cose.
Mi succede da sempre, da quando ero bambino ed avevo tra le mani qualcosa che mi rendeva felice.
Come l'alfasud gialla.
Me lo ricordo perfettamente quel modellino, ricordo che tutte le volte rimanevo incantato a guardare la vetrina del distributore di benzina, ricordo che non le staccavo gli occhi di dosso nemmeno dopo essere ripartiti, dapprima attraverso il vetro laterale dell'auto, poi man mano che l'auto procedeva, dal lunotto posteriore con le ginocchia sul sedile e le mani poggiate sullo schienale.
La vedevo rimpicciolirsi fino a diventare un indistinguibile puntino giallo, poi ritornavo a sedermi fronte marcia.
Ricordo il giorno in cui nonno entrò a casa e posò sul tavolo quella scatola quadrata e semitrasparente.
Ricordo i miei movimenti lenti, quasi ipnotici, la mano sullo spigolo superiore sinistro, la leggera pressione per far ruotare la scatola, la testa inclinata fino ad appoggiarsi al braccio posato sul tavolo.
Non ci potevo credere, era mia.
Aprii la scatola lateralmente evitando di strapparla, rimossi delicatamente la protezione in polistirolo, estrassi la macchina insieme alla base in plastica nera e la passai a nonno per permettergli di svitare il fermo che li teneva uniti.
-Tieni, non la rompere- mi disse
-No- risposi sicuro

Presi la mia alfasud gialla tenendola davanti e dietro
, da sotto con entrambe le mani, ed andai a sedermi sul divano.
-E se davvero si rompe?- pensai.
La poggiai sulle gambe e ne aprii lo sportello, lo chiusi e lo riaprii tastandone la resistenza facendo pressione sulla sua estremità.
Lo feci una, due, tre, quattro volte, imprimendo una forza sempre maggiore per capire quanto avrei potuto osare,  fino a che -"stunk"- lo sportello si scardinò.
Tutto questo dopo più o meno trenta secondi.
Stessa cosa feci nel tempo con il cofano della 500 rossa, con lo sterzo della moto da cross, con il cannone del carro
armato verde, con il timone di coda dello spitfire mimetico, col braccio di big jim subacqueo.
Adesso succede praticamente lo stesso con i rapporti interpersonali.
Il fatto è che non so essere riconoscente quando gli altri si occupano di me.
Le attenzioni che ricevo mi piacciono, ma ho sempre paura che finisca per diventarne dipendente.
E allora, anche in questi, finisco ad osare e giocare con il limite.
Quel punto sottile spingendomi oltre il quale faccio a pezzi le cose.
Un idiota, sì un idiota.
Non si spiega altrimenti.



Sottoscritto da helados alle 21:22 |commenti (16)

≈ TeSì ≈

Pensato, ma non troppo... mercoledì, 29 aprile 2009 in: lei , morale, giorni particolari


[Mina - Come Gocce]

E poi, come crema lenitiva sulla pelle irritata dal quotidiano, ti coglie un pensiero di quelli che fanno fare un gran sorriso al cuore.
E' da un po' che elaboro una teoria alla quale sto cercando di dare un senso meno eccentrico.
Sono infatti sempre più convinto che non siamo proprio noi per forza a scegliere con chi relazionarci, a decidere chi avere come amico/a, fidanzato/a, conoscente, ma nasciamo già con dei fili il cui capo termina con una persona e vivendo vivendo, arrotola e avvolgi, prima o poi la si incontra.
Casualità, fato, sorte, il buon vecchio destino.
Persone. Amici. Nemici. Contatti. Fidanzati. Amanti. Difficoltà. Complicazioni. Insegnamenti.
Nomi e fatti scritti nel copione della nostra esistenza.
Sceneggiatura di una vita che non conosciamo, distesa avanti a noi.

Luci.

Motore.
Azione.


Come sabato.



[Come io e te]
Sottoscritto da helados alle 22:00 |commenti (17)

≈ Avverti_Mento ≈

Pensato, ma non troppo... venerdì, 17 aprile 2009 in: musica, lei , provoc-azioni


Rispondo di me fino ad un tuo bacio...
... o al terzo bicchiere di nero d'avola.



[Pensa un po' se le due cose dovessero coincidere]
Sottoscritto da helados alle 17:24 |commenti (11)

≈ Con_Sensi ≈

Pensato, ma non troppo... martedì, 14 aprile 2009 in: lei , ad occhi aperti, giorni particolari
 

So che a voler esprimere tutto quello che penso, che provo, che quotidianamente vivo, non ci sarebbero parole degne e sufficienti, nemmeno per uno che, come me, alle “parole” ha intitolato questo piccolo spazio.
So che se provassi a raccontare di questi ultimi miei giorni trascorsi difficilmente mi si potrebbe credere.
So che se solo accennassi a baguette a pranzo e riso a cena, a bagno a mezzanotte e fragole&champagne, a cacce al tesoro e lume di (3nta)candele, a maxischermi e letti a scomparsa, a panino sugli scogli e cavalcatori di onde, chissà che romanzi ci tirerebbero fuori Ghianda&Chota.
E allora niente, dico che questi giorni sono andati avanti così, uno dopo l'altro, momento per momento, vissuti pienamente ma con consapevole leggerezza.
Mettendo da parte, per quanto possibile, quella continua ricerca di conferme molte volte deleteria.
Abbandonandosi a quello stato transitorio tra sogno e realtà, mediando tra concretezza e immaginazione.
Ecco, credo sia proprio questa la ricetta.
Penso che tutto ciò che si può fare è cercare di viverci giorno per giorno, attimo per attimo, senza star troppo a pensare a quelli trascorsi o a quelli futuri.
Viverci così come viene, piacerci per quello che siamo senza doverci stravolgere per riuscirci.
Direi che andiamo bene così, che siamo vicendevolmente amabili.
Abbastanza 'scemi' per capirlo da soli.
 

[ Foto Bellissima ]

O no ?!

Sottoscritto da helados alle 20:44 |commenti (13)