≈ Birds ≈

Pensato, ma non troppo... martedì, 18 agosto 2009 in: memories, musica, giorni particolari, -s-copia e incolla

[Emiliana Torrini - Birds]

Ci vado spesso al porto, quell'ambiente mi rilassa.
Mi piace guardare i pescatori rientrare sulle loro barche colorate.
I loro visi ruvidi segnati dalla salsedine e dal sole.
Mi piace vedergli 'esporre' il pescato, soppesarlo ed appattarsi sul prezzo con il ristoratore accorso in banchina.
Mi piace quando sistemano le reti, il cordame, quando lavano a secchiate la coperta, quando adagiano i remi sul telo cerato e mettono piede a terra.
Li guardavo e mi chiedevo da quanti anni gli vedo fare sempre gli stessi gesti.
Poi mi sono perso ad osservare il volo di un gabbiano.
Oramai se ne vedono sempre meno qui, vai a sapere perché hanno traslocato verso l'entroterra.
Anche a parecchi chilometri dalla costa ne vedi a centinaia, a migliaia.
E' come se improvvisamente si fossero stancati del mare e se ne stessero alla larga dalle onde.
Perchè si sono ridotti a cercare il loro cibo nelle discariche cittadine invece di procurarsi il pesce fresco?
Perchè si sono degradati fino al punto da dovere contendere ai topi dei resti di mangiare putrefatto?
Si sono ridotti volutamente così o è cambiato qualcosa nell'ordine della natura?
Buh, valli a capire.
Di sicuro a me è così che piace immaginarli: in un volo planato ed Emiliana in sottofondo.
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[Foto di ΞΙΙΞΔ, cioè mia]

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≈ Follemente ≈

Pensato, ma non troppo... lunedì, 10 agosto 2009 in: memories, lei , morale

[Cesare Cremonini - Niente di Più]


Di sicuro qualcuno vi troverà il risvolto psicologico collegandolo a chissà quale causa/effetto, a quali traumatici accadimenti infantili, al sub-inconscio e ad i suoi meandri.
Io penso invece si tratti di idiozia bella e buona.
Sto parlando di me e dell'assurda mania di cercare il limite in tutte le cose.
Mi succede da sempre, da quando ero bambino ed avevo tra le mani qualcosa che mi rendeva felice.
Come l'alfasud gialla.
Me lo ricordo perfettamente quel modellino, ricordo che tutte le volte rimanevo incantato a guardare la vetrina del distributore di benzina, ricordo che non le staccavo gli occhi di dosso nemmeno dopo essere ripartiti, dapprima attraverso il vetro laterale dell'auto, poi man mano che l'auto procedeva, dal lunotto posteriore con le ginocchia sul sedile e le mani poggiate sullo schienale.
La vedevo rimpicciolirsi fino a diventare un indistinguibile puntino giallo, poi ritornavo a sedermi fronte marcia.
Ricordo il giorno in cui nonno entrò a casa e posò sul tavolo quella scatola quadrata e semitrasparente.
Ricordo i miei movimenti lenti, quasi ipnotici, la mano sullo spigolo superiore sinistro, la leggera pressione per far ruotare la scatola, la testa inclinata fino ad appoggiarsi al braccio posato sul tavolo.
Non ci potevo credere, era mia.
Aprii la scatola lateralmente evitando di strapparla, rimossi delicatamente la protezione in polistirolo, estrassi la macchina insieme alla base in plastica nera e la passai a nonno per permettergli di svitare il fermo che li teneva uniti.
-Tieni, non la rompere- mi disse
-No- risposi sicuro

Presi la mia alfasud gialla tenendola davanti e dietro
, da sotto con entrambe le mani, ed andai a sedermi sul divano.
-E se davvero si rompe?- pensai.
La poggiai sulle gambe e ne aprii lo sportello, lo chiusi e lo riaprii tastandone la resistenza facendo pressione sulla sua estremità.
Lo feci una, due, tre, quattro volte, imprimendo una forza sempre maggiore per capire quanto avrei potuto osare,  fino a che -"stunk"- lo sportello si scardinò.
Tutto questo dopo più o meno trenta secondi.
Stessa cosa feci nel tempo con il cofano della 500 rossa, con lo sterzo della moto da cross, con il cannone del carro
armato verde, con il timone di coda dello spitfire mimetico, col braccio di big jim subacqueo.
Adesso succede praticamente lo stesso con i rapporti interpersonali.
Il fatto è che non so essere riconoscente quando gli altri si occupano di me.
Le attenzioni che ricevo mi piacciono, ma ho sempre paura che finisca per diventarne dipendente.
E allora, anche in questi, finisco ad osare e giocare con il limite.
Quel punto sottile spingendomi oltre il quale faccio a pezzi le cose.
Un idiota, sì un idiota.
Non si spiega altrimenti.



Sottoscritto da helados alle 21:22 |commenti (16)