¤ In_Fr(a)_azioni ¤

Pensato, ma non troppo... lunedì, 25 maggio 2009 in: memories, morale, provoc-azioni

"Se da bambino mi fossi scritto una storia,
la storia più bella che mi potessi immaginare,
l'avrei scritta come effettivamente mi sta accadendo."

Paolo Maldini


[Francesco De Gregori - La Leva Calcistica della classe'68]

Da piccolo, come la maggior parte di tutti noi piccoli di quei tempi, avevo un sogno: Diventare un calciatore.
Allora diventare calciatori voleva dire giocare da professionista, in una vera squadra, in un vero stadio, tra veri tifosi.
Nessun riferimento a contratti multimilionari, belle macchine, belle donne, bella vita.
Il massimo dell’ambizione e del lusso sarebbe stata una figurina sull'album Panini.
I primi calci cominciai a tirarli nel cortile a casa dei miei nonni.
Una striscia in mattoni di 2 metri per 20, un campo di bocce in pratica, delimitata da un lato da una cancellata, dall'altro dalla facciata delle abitazioni, le squadre erano promiscue e composte al momento tra cugini.
Crescendo ci trasferimmo di casa e di quartiere, con i nuovi amici giocavamo per strada, e quando dico per strada non lo dico così tanto per dire, giocavamo proprio in una strada infatti.
Le linee laterali erano costituite dai marciapiedi mentre quelle di fondocampo erano in corrispondenza con i margini di altre due strade che la incrociavano ortogonalmente; le porte, misurate a passi, delimitate da due grosse pietre, il fondo in asfalto ovviamente.
Al passaggio di una macchina si ci bloccava tutti nelle posizioni in cui eravamo, successivamente si riprendeva la sfida esattamente da dove la si era fermata al grido di "si gioca".
Anche qui le squadre si formavano al momento, secondo un tacito accordo erano i due più bravi a scegliere un giocatore a testa fino alla fine degli stessi.
Più eri bravo, prima venivi scelto; io ero un’ultima scelta, penultima se c’era Luca, uno dei pochi esempi viventi a supporto delle teorie di Sir Charles Robert Darwin.
Ai tempi esistevano tre tipi di pallone, il Super Tele, il più economico ma anche il meno adatto al gioco, la sua leggerezza ed elasticità infatti rendevano impossibile impostarne la traiettoria, risultante imprevedibile e contro ogni regola, conosciuta, della fisica.
Il secondo era il Super Santos, ottimo compromesso qualità/prezzo, più pesante e meno elastico rispetto al Super Tele ma pur sempre un pallone di media fattura.
Il terzo, e più ambito, era il San Siro successivamente divenuto Tango.
Il San Siro/Tango era ciò che in gomma più si avvicinava agli originali palloni in cuoio; a chi metteva a disposizione, per giocare, un SanSiro/Tango veniva universalmente riconosciuto il privilegio di salire anche di una/due chiamate nella scelta iniziale.
Da quel momento la mia paghetta settimanale fu destinata all’acquisto del suddetto, contestualmente smisi di andare a prendere Luca fin sotto casa. –una 'carogna', lo so!-
Oh, diciamocelo chiaramente, non sono mai stato un bravo giocatore almeno nella tecnica pura, ma il fatto di non aver mai lesinato impegno e grinta ha fatto sì che ancora oggi possa dilettarmi settimanalmente in un paio di partite.
Certo adesso ricopro il ruolo -raro- di portiere ed il massimo dei riconoscimenti è quando a fine gara ricevo una pacca sulla spalla o qualcuno della partita successiva mi chiede di unirmi a loro offrendosi di pagare la mia quota campo.
Però, senza eccessivi sacrifici di memoria, ho ancora a mente la gran parte delle partite giocate, la quasi totalità dei goal segnati, tutti i complimenti ricevuti.
Come quell’estate che, alla fine della seconda partita consecutiva giocata in spiaggia, Manuela, ragazza Romana del cui nome non sono certo ma della quale ricordo perfettamente le posteriori rotondità, mi disse entusiasta: “Ah Luì… hai giocato a ‘la grande!” (Un paio d’ore dopo svenni, per la fatica, collassando. n.d.b.)
Questo perché ancora oggi il calcio per me è come quel sogno da piccolo.
Quel sogno in cui avrei giocato in una vera squadra, in un vero stadio, tra veri tifosi.
Quello stesso sogno deve averlo avuto, a quei tempi, anche Paolo Maldini.
Quello stesso sogno per lui si è poi realizzato in: 7 scudetti, 5 SuperCoppa Italiana, 1 coppa Italia, 5 Champions League, 5 SuperCoppa Europea, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Coppa del mondo per Club, tutto in 901+1 partite giocate esclusivamente nel Milan.
Quello stesso -mio- sogno è stato ieri infranto -ed infangato- dai, pochi ma onnipresenti, soliti idioti. (Vergognatevi Merde!)

[Grazie Capitano.
Scusa Paolo.]
Sottoscritto da helados alle 13:58 |commenti (29)

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Pensato, ma non troppo... mercoledì, 13 maggio 2009 in: semiserio, provoc-azioni
[Pino Daniele - 'Na tazzulella 'e cafè]
 
"Ci sono giorni in cui mi chiedo chi me lo fa fare.
Ed altri in cui lo so"

Sembrerebbe un pensiero profondo eh ?!

Non lo è, e mi spiego.
Stamattina, appena alzato dal letto, ho cominciato a sentire una strana sensazione, un senso di disagio esistenziale che mi ha portato a rivalutare per un decimillesimo di secondo le mie scelte di vita.
Poi al primo sorso di caffè ho sentito il disagio crescere, riportandomi alla memoria, tra smorfie di patimento e travagliati palpeggi in punti sparsi dell’addome, che sono almeno tre giorni che... che non vad... che non facc... insomma che sono un pizzichiello pigro.
Proprio in quel momento associare la Alessia Marcuzzi al mio inconveniente tecnico/biologico è stata cosa automatica.
Ecco, stamani, mi sono reso conto di quanto i messaggi pubblicitari possano influire sui nostri atteggiamenti, soprattutto quanto ci vengono spiattellati sotto forma di informazione scientifica (che raggiunge il suo massimo se accompagnata da immagini stilizzate di omini che trangugiano vari Minchiatis Actiregularis che, una volta entrati nell'intestino, assaltano e sconfiggono gli Stiticus Bacterius).
Cavoli ma dove siamo finiti? Come siamo arrivati a questo punto?
Ma soprattutto, cosa ha spinto Alessia Marcuzzi a diventare, di punto in bianco, "Paladina degli Stitici"?
Cioè che Little Tony sposi la battaglia al colesterolo ha già un senso per via del “Cuore Matto”, ma lei ?
Successivamente mi sono poi chiesto come ci si regolava prima dell’avvento del BifidusBacillus o della –udite udite- EvaQu, supposta effervescente dal nome propiziatorio.
Insomma ci saranno stati degli accorgimenti alternativi no ?!
Quando… AAAAAARRRRRRGGGGGHHHH !!
No tranquilli, non è stata una colica, no no, è stata l’illuminante visione di lei.
Lei con il suo roseo colorito ed i suoi titoli ad effetto.
Risolto, era la “Gazzetta dello Sport” l’unico vero rimedio all'imbarazzante problema.
Ripresomi dall’impasse, ho infatti afferrato il quotidiano, mi sono ritirato per deliberare ed al rientro ero tornato la persona di sempre.
Così!
Spero che la mia esperienza possa esservi stata utile, io sono riuscito a venir fuori dal tunnel fecalscientifico, e se ce l'ho fatta io possono farcela tutti, parola di Helados!

[p.s. non per essere ulteriormente volgare, ma la pallinata freccia della foto della campagna Activia cosa dovrebbe raffigurare di preciso?]




[Scusate, è un post dimmerda!]
 
Sottoscritto da helados alle 14:40 |commenti (30)

~ Soddisf_Azioni ~

Pensato, ma non troppo... giovedì, 07 maggio 2009 in: semiserio, provoc-azioni


[TokTokTok - Satisfaction]

Leggendo papere >>qui<< mi sono ricordato di un sito a cui avevo fatto visita tempo fa ovvero MyHeritage.it
Dice "ma che ci frega a noi?"
Dico "mi pare anche giusto!"
E' che sta cosa del personaggio famoso che "stimola" l'immaginario un po' mi fa rosicare, no dico, che c'avrà George Clooney più di me?
Va beh, questa potevo evitarla in effetti, ché io la macchinetta dell'espresso non ce l'ho.
E nemmeno il capello brizzolato.
Dunque dicevo del sito MyHeritage, come potete leggere da soli:
"il 'face recognition' di MyHeritage ti permette di scoprire a quali personaggi famosi assomigli".
Cioè, voi mettete la vostra foto ed un software, in base a degli algoritmi, trova in un database di foto di personaggi famosi quelli che più vi somigliano.
 
Ora, vuoi che quel 'face recognition' più che un software mi pareva un insulto, vuoi la mia naturale diffidenza, prima di inserire le mie pixellate fattezze ho voluto verificarne l'affidabilità.
 
Come? Inserendo alcune foto di personaggi già famosi -poi dice che uno non è un genio-.
 
Il risultato, potete vederlo anche da voi nella tabella seguente, -se cliccate su ogni singola immagine potete vederlo pure meglio, giusto a conferma della mia genialità- è senza dubbio affidabile.


A
quel punto, allora, ho davvero inserito un paio di miei primi piani e questo che segue ne è il risultato:


Ecco, direi che, volendo, la mia porca figura a cena potrei pure farla, quindi nel caso in cui qualcuna fosse interessata deve solo dirlo.
Per il conto si fa a metà.
 

In tutta onestà e per non farmi mancare niente, ho fatto anche quest'altra cosa qui [click] ed è venuta fuori la somiglianza più verosimile, cioè questa [click] !!
"Facciamo che offro io vah!"
Sottoscritto da helados alle 10:15 |commenti (16)

≈ Nouvelle Fetor ≈

Pensato, ma non troppo... lunedì, 04 maggio 2009 in: memories, musica, semiserio, categorizzando, provoc-azioni

[Nouvelle Vague - Let me go]

Premetto che in genere non amo i preconcetti ed luoghi comuni specialmente se usati con modi un po' razzisti e petulanti.

Ciò non significa che non ne abbia del tutto ma che magari mi trattenga dal fare delle conclusioni immediate se non ne abbia prima prova certa.
Nello specifico se in un centro culturale vedo a distanza un tizio, "barba incolta, capello moscio, giacca su t-shirt sdrucida, pantalone lercio, scarpa consunta, reflex appesa al collo", potrei farmi sì un'idea olfattiva dello stesso ma non la darei mai per certa, anzi sarei ben felice di essere, anche se solo nel pensiero, smentito.
Ma procediamo per gradi.
L'altra sera io ed una mia cara amica, che chiameremo 'Pigna' per tacerne la vera identità e tutelarne la reputazione, ci siamo ritrovati per andare ad assistere al concerto dei Nouvelle Vague.
Adesso che ci penso 'Pigna' non è un nomignolo del tutto avventato, vista la sua coriacea riluttanza ad un paio di miei, molto velati in realtà, tentativi di avanches o forse più semplicemente sono io ad essere arruginito nonchè poco appetibile sotto certi aspetti.
Mi rendo conto che molto dipenda anche dal mio modo di comunicare, dovrei trovare una via di mezzo tra quello che penso e quello che alla fine dico visto che le due cose stanno pressapoco agli antipodi.
Tipo che alla visione di 'Pigna' vestita di tutto punto l'unica cosa che ebbi modo di asserire, tra l'altro dopo che senza mezzi termini, espressamente, ella me lo chiese, fu "Stai bene!"
Quando invece pensai: "La tua bellezza esteriore si vede, ma il fatto che si veda credo lo si debba alla tua personalità che ti fa bella in primo luogo dentro e questa riesce poi a trasmettere la sua bellezza
fino a farti apparire cosi' bella, appunto, anche esteriormente"
In tutta onestà non pensai nemmeno questo, pensai "Minchia", nell'accezione con tre punti esclamativi, ma il significato era assolutamente identico -ove si scambi "personalità" con "tette" naturalmente-.
Scusate, ho divagato.
Dicevo, arrivati ai Mercati Generali, luogo in aperta campagna catalogato con la formula del Centro Culturale, ma di fatto un normale locale/discoteca, ci accorgiamo di essere, pur puntuali rispetto all'orario d'inizio, l'unica macchina nel parcheggio.
Dopo il tempo di un rapido giro e di una tappa separata ai bagni del locale, decidiamo di prendere qualcosa da bere e di sederci, data anche la bella serata, nei tavoli all'aperto.
Anche qui piuttosto che sottolineare l'avvenenza della mia amica mi lasciai andare in stucchevoli considerazioni sul silenzio ed i profumi della campagna, il che non aumentò certamente le possibilità di un'ipotetica unione a sfondo erotico tra me e lei.
Ipotesi quasi annullata, per ovvie ragioni di privacy, non appena il tizio descritto inizialmente, decise, tra i circa trenta tavoli liberi e le innumerevoli sedute, libere anch'esse, di prendere posto proprio accanto a noi.
Quando poi alla mia sobria affermazione "Ma sto' stronzo proprio qui doveva sedersi", 'Pigna', in uno slancio di riconosciuta umanità, rispose "Ma dai, poverino! Non vedi che è tutto solo?", abbandonai totalmente e senza alcun indugio i miei loschi propositi.
Dopo un po', con l'aria allegra e festosa di chi partecipa ad un funerale e nel frattempo che il continuo flusso in entrata della gente giustificava il sold-out annunciato, ci spostammo all'interno del locale e precisamente nella minuscola(quaranta posti al massimo) tribunetta fronte palco.
Li, avendo intuito le intenzioni
dello stronzo di cui prima e per evitare contatto diretto con lo stesso, per il quale nutrivo oramai palese antipatia, mi spostai all'estrema destra della struttura.
Lo stesso non fece 'Pigna' anzi, come a voler dimostrare doti da spettatrice consumata, mi esortò a raggiungerla invece a sinistra, usando la scusa di una visuale migliore come giustificazione.

Ora forse i più attenti avranno notato il mancato uso, in questo secondo caso, dell'aggettivo "estrema", questo perché la nostra 'Pigna' commise il tragico errore -che fu tragico se ne accorse subito dopo- di lasciare uno spazio vacante al suo fianco.
Proprio in quel punto andò a collocarsi comodamente lo Stronzo.
Anche in questo caso, a giudicare dalla
di lei reazione , "Stronzo" non sembrò un appellativo usurpato.
Voltandosi verso di me e dopo avere osservato la di lui seduta esclamò
infatti "Matri cchi fetu !!"
Ciò a volere evidenziare il forte odore corporale emanato dal tizio, segno di un rivoluzionario disprezzo verso l'abitudine borghese delle docce troppo frequenti.
Successivamente mi chiese
"Ma tu lo senti?" ed io dopo aver appurato, come un perfetto sommelier, che il tizio emanava un aroma, in ordine sparso, di: formaggio stantìo, cammello sudato, cavolo andato a male, piscio di capra, mortadella rancida, cane bagnato, sentenziai: "No!"  [Piccola Vendetta Trasversale]
Sottoscritto da helados alle 21:04 |commenti (13)