"U" come Unico

Pensato, ma non troppo... giovedì, 29 novembre 2007 in: alfabetando
Unico s.m.
1 agg., che è il solo esistente del suo tipo o specie; che non ha uguali, simili, antecedenti o seguenti:
2a agg., con valore enf., di qcn., che si distingue per pregi, virtù, capacità rare
2b agg., con valore enf., di qcs., che non ha eguali per valore, importanza, pregio
 
- Cos’hai ? … perché quella faccia ?
- Non lo so, ci sto male… per tutto questo tempo non mi sono accorta di niente,  ci conosciamo da sempre, abbiamo condiviso tantissimi momenti eppure mi sono persa due anni della tua vita, dei tuoi problemi quando invece avrei potuto esserti d’aiuto … perché vengo a saperlo solo adesso ? … perché non mi hai detto niente ?
- Fidati, è stato meglio così … non ti sei persa niente perché non ero io … non era la mia vita quella … non ti ho mai detto niente apposta e poi tu hai ben altro a cui pensare, la tua famiglia, i tuoi figli.
- Ecco vedi ?!… perché sempre questa mania di proteggermi ?
 
A. è così, si chiede perché ci si ostini a proteggerla ed allo stesso tempo si rammarica per non averlo potuto fare lei, ad ogni modo è solo un attimo perché poi ti guarda e sorride.
E niente può venirgli in maniera migliore dato che il suo viso sembra fatto unicamente per quello.
Un viso solare, gioioso, dai lineamenti delicati e il suo sorriso appagante come qualcosa di prezioso, guardarla suscita tranquillità, parlarle infonde sicurezza, ascoltarla protezione.
Definire quello che lei è per me pressoché impossibile, a volte amica, altre sorella, ancora complice, mentore, guida, confidente e tutto ciò, fortunatamente, si è mantenuto nonostante, con il passare degli anni, le nostre realtà siano divenute senza dubbio differenti.
Non è raro trovarci a discutere per ore senza che ci se ne renda conto, non insolito intenderci soltanto con uno sguardo, con una espressione, senza pronunciare parola.
Purtroppo, molte volte, queste empatie sono state occasioni di diffidenze gratuite e tali gesti di terze persone hanno fatto si che tutti e due, con molta discrezione, ci defilassimo per non divenire inutile pretesto.
Ad ogni modo io continuo a contare sul fatto che lei c’è a prescindere e c’è senza nulla pretendere perché  A. è così, unica e il mio rapporto con lei … unico.
Sottoscritto da helados alle 18:50 |commenti (6)

"L" come Lapa

Pensato, ma non troppo... mercoledì, 21 novembre 2007 in: semiserio, alfabetando

Circonvallazione sud, un’insieme di veicoli che procedono in un disordine collettivo; in serie e ciclicamente, accelerazioni, sterzate, tabelloni pubblicitari, decelerazioni, frenate, semafori, lavavetri e venditori di tutto; “verde” accelerazioni, sterzate, tabelloni pubblicitari, decelerazioni, frenate, rotatorie e imprecazioni, ovunque. Due semicurve, destra sinistra e la strada prosegue in leggera discesa, altre macchine provenienti da una via laterale si uniscono al flusso; sulla destra un edicola, poco più avanti il sovrappasso che conduce all’università, il declivio aumenta. I mezzi proseguono il loro avanzare disposti in due file a volte tre, in quella destra, a volte centrale, una motoape malandata dal colore indefinito e carica all’inverosimile di frutta e ortaggi procede alquanto lentamente. Alla guida un uomo dall’apparente età di quarant’anni, tarchiato, più che robusto, barba incolta, sigaretta serrata tra le labbra, dal lato sinistro piede poggiato sul pianale, gamba divaricata di cinquanta gradi rispetto al bacino, ginocchio fuori dall’abitacolo passando attraverso lo sportello semiaperto; dal lato destro il braccio fuori dal finestrino indica l’approssimarsi di una svolta verso quella direttrice, il movimento sussultorio dell’arto supplisce al lampeggìo dell’indicatore di direzione mancante. Guadagnato il margine della carreggiata imbocca il raccordo che porta verso il centro città, un breve tratto ancora più ripido ad un'unica corsia, l’andatura del piccolo mezzo diventa d’improvviso incerta, zigzagante, fatta di piccoli scarti in direzioni diverse, aumenta di velocità, l’agitazione del guidatore è segnale di un’indubitabile perdita del suo controllo, pochi metri ancora e accade l’inevitabile. La ruota posteriore sinistra perde il contatto con il suolo, il mezzo sbanda a destra e si adagia sulla stessa fiancata trascinandosi, l’impatto a terra non è violento, nessun altra collisione, il rumore della lamiera in attrito con l’asfalto richiama l’attenzione degli avventori di un bar e dei clienti di un distributore di carburante entrambi nelle immediate vicinanze, i quali prontamente accorrono; dalla dinamica  s’intuisce immediatamente la levità delle potenziali conseguenze fisiche dell’uomo alla guida. Il conducente esce, un po’ a fatica ma indenne, dal veicolo prima ancora che qualcuno possa offrirgli assistenza, sul suo volto un misto di disorientamento e angoscia, l’intero suo carico sprecato nell’asfalto. Il gruppetto già più nutrito, appuratosi che nessun soccorso di sanitaria natura occorre, staziona statico in un morboso curiosare, la maggior parte dei veicoli sopraggiungenti riesce ad evitare l’imbottigliamento proseguendo nell’altra direzione, chi non può farlo trova la strada ostruita, il traffico comincia a congestionarsi ed a rumoreggiare. L’uomo sembra non curarsi tanto, inizia a cercare qualcosa, si muove verso l’abitacolo, si abbassa, scruta, la sua smorfia tende lievemente al sorriso quando alla fine sembra aver trovato quel che desiderava. Tra le sue mani compare un piccolo cilindro nero, sferico ad un’estremità e legato ad un filo aggrovigliato, un microfono. Dal conico altoparlante fissato alla meno peggio sul tettuccio del veicolo si sente un suono stridulo, gracchiante ed acuto come un fischio che interrompe bruscamente il rumorio della gente intorno. Il tizio emette un verso rauco, gutturale, a schiarirsi la voce, poi inizia un improvvisato soundcheck fatto di colpetti, soffi e versi vari:
 
… tum tum ffff ffff  ssà ssà prova prova tum tum  ffffffffff  ssà ssà  prova …
 
L’insieme di persone, basito, osserva e ascolta la voce amplificata dell’uomo cercando di comprendere quel suo fare, ed egli, dopo una seconda schiarita alla gola ancora più netta e decisa della precedente, rende finalmente noto il suo esigere
 
… cchì ffà ?!?! … a isàmu sta' lapa ??
 
il ché, tradotto per quanti non comprendano, auspica dire:
 
mi scusino lor signori, ma piuttosto che stare con le mani in mano, sarebbero così gentili dal volersi adoperare simultaneamente alla mia persona a rimettere nel corretto assetto codesto mio veicolo a tre ruote, accidentalmente ribaltatosi, così da agevolarne lo spostamento e far sì che il traffico riprenda il suo regolare scorrimento ??
[Fatto realmente accaduto]

Non si sentano circuiti coloro i quali hanno usufruito della traduzione perchè il nostro dialetto è così, possiede il pregio della sintesi.
Sottoscritto da helados alle 16:55 |commenti (7)

"P" come Panegirico.

Pensato, ma non troppo... sabato, 17 novembre 2007 in: parole in prestito, semiserio, alfabetando

Premessa: testo volutamente ironico, o per restare in tema col gioco "alfabetando", parac***.



P
erché prima di pubblicare post, pensa. Pensa alle parole. Parole pensate. Ma non troppo. Io aggiungerei, ma anche no... a proposito del "non troppo".
Perché Helados o *elados...(è il post delle P, fate un po' voi...), prima di premere il pulsante "pubblica", pretende dal parolario di Word particoli prestazioni.
La nostra Primadonna, protagonista di passaggi passionali e post dai colori pastello, si pavoneggia quando riceve un plauso e si perplime se, per pura provocazione, le (gli) si dice: "Però... peccato che le pochade non stanno coi (nei) pied-à-terre!".
Esperto puntinista "perché i puntini danno ppathos", è una persona che fa palpitare con le sue parole pesanti come piume e leggere come pietre.
Preferisce paroloni a parolacce e non ha paura dei prodromi presenili, perché pensa di potere persuadere il tempo che passa con protervie promesse.
Profondamente convinto di appartenere al parnaso della nostra penisola; poeta(nte) parnassiano senza eguali, ciò nonostante non disdegna parole sentimentali.
Ritiene di dover parlar delle sue pene e lo fa attravero metafore perché a lui conviene.

Portate pazienza, è solo senescenza.
Blogger: majika   La mia homepage: http://majika.splinder.com
Sottoscritto da majika alle 22:14 |commenti (2)

"I" come Inquietudine

Pensato, ma non troppo... venerdì, 16 novembre 2007 in: musica, morale, giorni particolari, alfabetando
inquietudine s.f.
stato d’animo di chi è inquieto; ansia, preoccupazione, ciò che rende inquieto; stato di irrequietezza mentale, di tormento intimo
 
Sacrificio - Chi è che ti rende felice? e chi è quello che ti fa sempre ridere 
Chi è la ragione dei tuoi sorrisi? e che ti  ha fatto andare avanti tutto questo tempo,
credo di essere stato io a renderti felice, l'unico che ti faceva sopportare il dolore
Ma sono la ragione per cui stai piangendo ora, le mie stesse lacrime sono fatte cadere dalla pioggia Tu puoi sacrificarmi, puoi sacrificarmi, puoi liberarmi, puoi essere chiunque tu voglia essere
Più profondo del profondo mi hai portato in viaggio, con me hai condiviso i tuoi sogni più selvaggi e oltre
Mi hai fatto esprimere i miei sentimenti per te, non ne avevo mai sentito il bisogno prima
Ma all'improvviso hai avuto bisogno di libertà, hai sentito il bisogno di liberarti di me
Hai iniziato ad annegare nel tuo dolore Non hai voluto sapere che io avevo la soluzione
Tu puoi sacrificarmi, puoi sacrificarmi, puoi lasciarmi, puoi essere chi vuoi, puoi sacrificarmi, puoi essere chiunque tu voglia essere  ( Traduzione Testo "Sacrifice"  riprodotta da http://www.anoukitalia.too.it/ )

Le parole di Anouk interpretate egregiamente da "Petra & Ferruccio" suonano ormai da qualche giorno … non erano state scelte così a caso … forse niente è dovuto al caso qui in questo posto … c’è sempre qualcosa, non so, il nick, l'avatar, un corsivo, un grassetto, un immagine, una frase … qualcosa che rimanda a qualcuno/qualcosa e non è detto, tuttavia, che quel qualcuno sia tenuto a comprendere.
Questa volta erano come un monito … un esortazione … ma le canticchiavo … tamburellavo il ritmo sulla scrivania … a volte di nocche … altre di polpastrelli … mi baloccavo con le inflessioni della voce … quando invece avrei dovuto urlartele …. forse.
La tua inquietudine l’ho vissuta, la sento ancora addosso da quel tuo improvviso sussulto tra le mie braccia.
Quella sensazione non la si può descrivere, ti ho osservata, improvvisamente piccola e fragile, continuare a dormire, ho ascoltato il tuo respiro deciso, ho cercato di capire nella tua espressione cosa poteva avertelo provocato e non ho smesso un attimo di guardarti
Ho vegliato sul tuo sonno tenendoti stretta a me e ti ho stretto ancor di più quando dopo un po’ lo hai rifatto … poi ancora … e dopo, senza parlare, ti ho chiesto … "cos'hai ?!"
Vorrei saperlo veramente che cos’hai ... il perché della tua vita inquieta ... 
Io voglio aiutarti, accogliere le tue esortazioni, ma sei tu che devi concedermi di farlo e purtroppo ciò, a volte,  non ti riesce ...                                      

 ... ad ogni modo, nella mia testa, Stan Gets e Joao Gilberto continuano a cantare "Girl from Ipanema"
Sottoscritto da helados alle 01:09 |commenti (2)

"E" come Eroe

Pensato, ma non troppo... martedì, 13 novembre 2007 in: alfabetando

Spiderman(ANSA) - SAN PAOLO, 12 NOV - Un bambino di 5 anni, vestito da Uomo Ragno, ha salvato una neonata da un incendio nella casa dei vicini in Brasile.

Riquelme dos Santos ha avuto la sua giornata da eroe dei fumetti: quando ha visto fumo e fiamme uscire dalla casa di legno dei vicini, non ha avuto dubbi: si e' infilato il costume da Uomo Ragno e si e' precipitato nella casa in fiamme, dove si trovava la bambina di un anno e la nonna, svenuta.

Riquelme ha tratto in salvo la neonata, alcuni giovani la nonna.

Prendo spunto da questa notizia, sentita oggi quasi per caso alla radio, un'azione, quella di questo piccolo ometto, che non necessita di commenti ulteriori ma che di sicuro non avrà mai l'eco che le spetterebbe.

 Ciò perchè, come si diceva ieri, è più facile diffondere ben altro tipo di notizie, esagerandole anche in modo eccessivo, solo per far presa sulla morbosità dei lettori/telespettatori. 

A qualcuno verrà spontaneo pensare che identica cosa potrebbe accadere esaltando un gesto frutto probabilmente dell'incoscienza dovuta all'età, che sarà stato un caso il lieto fine e che poteva finire in maniera ben diversa ... e magari è veramente così ... io  voglio pensarla diversamente e, con umiltà, dedicare a Riquelme dos Santos questo mio piccolo spazio.

Doveva essere "E" come Emozione  ed è invece "E" come Eroe (superEroe)........ poco male !!

Sottoscritto da helados alle 21:27 |commenti (5)

"T" come ...

Pensato, ma non troppo... lunedì, 12 novembre 2007 in: parole in prestito, alfabetando

Troppo spesso mi sono trovata di fronte ad un bivio. O anche un trivio. Un incrocio.
Mi sono sentita un trofeo, a volte. Altre volte ho brindato ai miei trionfi.
L'unica costante il terrore. Il terrore di fallire. Tremo, guardando gli occhi degli altri e nel vederli, leggerci il tradimento.
Necessità assoluta di trasparenza. Bisogno di chiarezza per riuscire a venir fuori dal buio, dalle tenebre, fatte di insicurezza, autostima inesistente e paura, nelle quali sono immersa.
Ho bisogno di aiuto. Solo tu puoi farlo. Tu che hai detto: “Tre è meglio di zero.”
Una cartina, un pizzico di tabacco, il filtro e poi chiudo la sigaretta. Accendo e aspiro. E’ il mio modo di distendere i nervi, ché “ognuno si calma i nervi come può”[cit.]
Tabù, quelli che ho infranto prima di trovare te, ma l’unico vero tabù, per me, è la fiducia, lo sai. E’ un argomento che mi turba. Riesco sempre a trovare qualcosa che non va. Qualche “scusa” per discutere, litigare.
Sono maledettamente insicura. Sono in costante tensione, in cerca di chissà cosa, sempre vigile per evitarmi ulteriori traumi, ma è tutto inutile. Lotto contro il nulla. Contro me stessa.
So che è sbagliato. Per me, ma soprattutto per te. So anche, però, che vorrei lasciarmi andare, buttarmi, tuffarmi nel tuo amore…che forse oggi non c’è più.
Sarebbe bellissimo. Così come è stato bellissimo delineare i contorni del tuo tatuaggio con gli occhi, con le dita, con la lingua.
Sei una tentazione continua e se potessi averti con me sempre, ti darei il tormento; ma purtroppo il nostro destino è legato ad un telefono. Messaggi, chiamate… solo palliativi ed anche poco efficaci. Nulla può sostituire quello che siamo quando siamo insieme, quando siamo un tutt’uno. Perché noi siamo stupendi insieme.
La distanza ci distrugge, mi distrugge. Ci fa star male, alimenta le mie insicurezze e amplifica il mio tedio.
Un triangolo. Sì, la mia “storia” con te è un ménage à trois, nel quale l’unico punto certo sei tu, almeno dal mio punto di vista, perché vedo te, sempre e comunque, e poi ci sono io… e poi c’è una terza persona che, però, resta sempre sfumata e non ben delineata. Nella mia testa cambia di volta in volta.
Tirami fuori da questo tunnel. Un circolo vizioso infinito.
Ti prego, resisti! Almeno tu fallo.

Continua a toccarmi l’anima...

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Sottoscritto da majika alle 22:57 |commenti (4)

"B" come ...

Pensato, ma non troppo... lunedì, 12 novembre 2007 in: parole in prestito, alfabetando
Bastava veramente poco.
Un pizzico d’intelligenza in più nel gestire una situazione delicata e invece…
Ancora una volta una domenica di ordinaria (ahimè) follia.
Bastava dare il nome giusto alle cose
Bastava usare un po’ di diplomazia e logica
Bastava diffondere le notizie giuste ed evitare di creare confusione…
E invece, come al solito, il sensazionalismo e l’incapacità hanno avuto la meglio.
E la madre dei cretini, poi, è sempre incinta.         g.i.(à)
 
P.S. avevoTi promesso post su B come blog…ma stamattina mi è presa così. Spero vada bene lo stesso.
Blogger: ghianda  La mia homepage: http://ghianda.splinder.com
Sottoscritto da ghianda alle 11:08 |commenti (9)

"F" come Fiducia

Pensato, ma non troppo... domenica, 11 novembre 2007 in: parole in prestito, alfabetando


Quanto è più facile fare da soli, senza correre rischi di mostrarsi deboli e friabili.
Con fatica, certo, ma senza il problema d'essere scoperti in fallo.

Fidarsi e afFidarsi, invece, significa mettersi in gioco.
Condividere con Anima altra la propria Anima, dargliela in mano, offrirgliela pura.
Senza prendere né pretendere niente in cambio.

Fidarsi è offrire senza chiedere.
E' condividersi.

Essenziale, per potersi affidare ad altri, è avere Fiducia in se stessi.

Credere, fortemente credere e combattere per ottenere anche foglie secche, ma lottare sempre contro la voglia di accontentarsi.

E quanto è bello poter dire *mi fido di te*.

Fiducia piena, o niente.

Blogger: lightofyoureyes  La mia homepage: http://lightofyoureyes.splinder.com

Sottoscritto da lightofyoureyes alle 21:07 |commenti (1)